SUD TIROLO IN BENT

Un invito al viaggio reclinato.

Settembre 2009



Si dice che le reclinate siano il mezzo di trasporto elettivo per lunghi viaggi e turismo. Di questo i pochi fortunati che in Italia pedalano sdraiati hanno la certezza assoluta, avendo generalmente provato le due posizioni di pedalata. Ma quando un cicloviaggiatore tradizionale viene sfiorato dall'idea di un'alternativa, generalmente tende a scartare l'idea, in base a considerazioni che spesso non sono molto fondate. Per esempio, se si va in salita, non è che mi impianto? E non viene male alla cervicale? E l'equilibrio?
Il Garda trentino visto da Nago

Nei fatti le reclinate, in questo genere di utilizzo, sono talmente superiori per prestazioni e comodità alle loro concorrenti a postura eretta che viene da chiedersi come mai il mondo del cicloturismo non le abbia ancora scoperte in massa, abbandonando definitivamente il vecchio modo di pedalare: il baricentro basso e l'adozione di una sospensione posteriore rendono ininfluente la presenza di un bagaglio anche di dimensioni e peso notevoli ai fini del mantenimento dell'equilibrio a ogni velocità; la posizione reclinata consente di pedalare ore e ore di fila senza nessuno dei comuni problemi che affliggono il ciclista eretto, mal di schiena, formicolii ai polsi e alle mani, dolori di cervicale, anestesie della zona genitale non sono previsti e non si verificano; la posizione perfettamente incastrata tra pedali e sedile permette di evitare tutte quelle oscillazioni che si hanno quando si è costretti a spingere forte su pendenze estreme, ragion per cui si mantiene ottimamente l'equilibro anche a velocità bassissime;la geometria reclinata, se ben studiata, permette un'ottima efficienza della spinta anche in presenza di sospensioni: l'effetto "pogo" praticamente non esiste; la comodità intrinseca non mette quella fretta di arrivare che sopraggiunge quando in posizione eretta si cominciano ad avvertire i primi disturbi legati alla postura, in reclinata si può correre molto, ma è altrettanto gradevole andare piano e pianissimo.

Ma visto che qui non si chiede a nessuno di fidarsi sulla parola, riportiamo di seguito una guida per cicloviaggiatori alla circumnavigazione del Trentino Alto Adige, viaggio effettuato su una reclinata (Challenge Seiran Endurance, il modello che potete vedere qui a sinistra, con gomme piuttosto scorrevoli, per gli esperti Schwalbe Kojak 26x1 1/4 poco adatte a fondi sterrati) con un bagaglio di una decina di chili, percorrenza totale 550 km e dislivello in salita di circa 10500 mt (se non si fanno le varianti suggerite nell'articolo che segue). Il viaggio è stato effettuato nel 2005 dal sottoscritto in 6 giorni, ma consiglio di prendersi più tempo o di compierne solo alcuni tratti, tenendo presente che in più di un punto si incrociano linee ferroviarie che consentono di ritornare al punto di partenza. Il percorso si snoda prevalentemente su strade a basso traffico o su piste ciclabili. I tratti dove il traffico è problematico sono davvero brevi e vengono segnalati nel resoconto che segue. Nel testo principale il viaggio effettivamente compiuto, nei box a lato sono suggerite delle possibili varianti. I segnaposto sulle mappe riportano informazioni utili alla logistica del vostro viaggio.

L'OVEST: DALLA VALLAGARINA ALL'ALTA VAL DI NON

Da Rovereto a Riva del Garda

Punto di partenza del periplo che Piedi al Cielo vi propone è Rovereto, capoluogo della Vallagarina e sede del MART, il Museo di Arte contemporanea che vale la pena di una visita.

Per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente pedalatori, appena usciti dalla stazione di Rovereto (le indicazioni per chi arriva dall'autostrada non le do, usate il treno che è più rilassante, emettete meno CO2 e diminuite la dipendenza del nostro paese da combustibili importati da zone estremamente instabili politicamente), se volete buttarvi subito nell'avventura dirigetevi a destra in direzione Verona. Passati sotto un cavalcavia trovate una stradina in discesa alla vostra destra che vi porta in bocca alla pista ciclabile lungo la destra orografica del torrente Leno; seguite la corrente fino a incrociare una strada e un ponte (detto delle Zigherane, perchè anticamente utilizzato dalle operaie dell'ormai dismessa adiacente manifattura tabacchi per recarsi al lavoro) carrabili. Qui attraversate il torrente, ormai prossimo a buttarsi nell'Adige, e girate a destra imboccando la ciclabile dell'Adige.

Una suggestiva foto della piazza del Mart a Rovereto
Percorsi circa 5 km, passati sopra una diga che vi farà attraversarel fiume, trovate la biforcazione dalla quale si diparte la ciclabile Mori Torbole. Dopo qualche centinaio di metri, nei pressi dell'incrocio con la strada statale, è consigliabile non seguire le indicazioni della ciclabile, che si snoda attraverso una zona residenziale abbastanza anonima, ma di infilare il sottopassaggio alla vostra destra che vi porta al di là della strada e, con qualche gradino, nel centro storico di Mori. Attraversato il lungo paese, ritrovate le indicazioni per la ciclabile al di là della statale che attraversa il solito paesaggio di vigneti e ruscelli per portarvi a Loppio, luogo di un certo interesse naturalistico, conosciuto per il lago stagionale che caratterizza il biotopo istituito nel 1987, lungo il quale si snoda la pista ciclabile.

Oltrepassato il biotopo vi trovate ad affrontare la prima vera salitella del giro che vi porta a Passo San Giovanni (287 metri slm), per poi scendere verso la frazione di Nago dalla quale potrete ammirare il panorama sul lago di Garda fotografato all'inizio di questo articolo. Da qui parte una discesa a scavezzacollo (occhio alla curva in fondo al rettilineo!) che vi porta direttamente a Torbole, da dove potete scegliere se proseguire verso Riva del Garda sul lungo lago, che se siete in alta stagione è affollato di turisti e bagnanti, oppure sulla strada statale, affollata di automobili in ogni stagione. Qualunque sia la vosta scelta, attraversato il fiume Sarca, poco prima delle gallerie paravalanghe sulla statale, ricomincia la ciclabile vera e propria che vi porta fino alla rinomata località turistica. Per chi volesse fermarsi qui a pernottare,

PRIMA VARIANTE:
LA STRADINA DEL PONALE

Si tratta della vecchia strada, progettata all'alba del XIX secolo e terminata poco dopo il 1850, che fino alla fine degli anni 80 del secolo scorso garantiva il collegamento tra il Garda e la val di Ledro. Oggi è un sentiero ciclopedonale in gran parte sterrato che si attorciglia sulle pareti a picco sopra il lago, con panorami mozzafiato. Per percorrerlo serve una robusta bicicletta da viaggio; meglio se con ammortizzatore, anteriore se a postura eretta, posteriore se reclinata.

I tornanti del ponale

La strada porta in 7 chilometri e 450 metri di dislivello all'abitato di Pregasina. Davvero un'escursione da non perdere. L'imbocco del percorso si trova appena fuori dall'abitato di Riva lungo la strada che porta a Limone (Gardesana Occidentale), dipartendosi sulla destra poco prima della galleria.


magari anche in considerazione della presenza della bella variante della stradina panoramica del Ponale, segnalo sulla mappa la presenza di alcuni campeggi sul lungo lago; per informazioni dettagliate cliccate sui segnaposto.

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Ballino e altipiano di Fiavè

Da Riva il percorso prosegue in direzione Nord, per affrontare la prima vera salita del viaggio. Sono circa 12 km che vi faranno superare oltre 700 mt di dislivello. Dal centro di Riva seguire le indicazioni per Tenno. Appena fuori del centro abitato potete fare una sosta alle cascate del Varone, per le quali è praticamente obbligatorio avere scarpe con suole robuste e scolpite e un k-way, vista l'umidità che si incontra nella forra creata dalla cascata medesima.

Proseguendo la salita appena iniziata, ci si imbatte dopo qualche chilometro nel paese di Tenno, una frazione del quale, il borgo di Canale, è un agglomerato rurale di origine medievale (se ne ha notizia dal 1211) sopravvissuto quasi intatto nella sua struttura fino ai giorni nostri. Il borgo si fa apprezzare per la caratteristica architettura fatta di “volti” a botte, sottopassi, vicoletti, ballatoi affumicati dal tempo. Canale si trova leggermente a monte del percorso principale, per cui la visita richiede il superamento di un paio di tornanti e di qualche centinaio di metri di salita supplementari.

Salita che comunque, oltre a risultare pedalabilissima riserva ancora delle piacevoli scoperte. A 570 mt di altitudine, dopo 9 km di ascensione, si trova il lago di Tenno, uno specchio d'acqua cristallino che quando le giornate sono limpide assume sembianze caraibiche. Incastonato in una depressione della vallata, è circondato unicamente da prati e boschi, la strada passando a un centinaio di metri dalla costa orientale. Anche questo è un posto davvero suggestivo, da tenere presente per un eventuale pernottamento vista la presenza, lungo la strada, di un paio di alberghi e di un campeggio. Obbligatorio il bagno, se ci capitate tra la metà di giugno e la fine di agosto.

Il gruppo del Brenta sullo sfondo del mais di Fiavè
Cinque chilometri a monte del lago di Tenno la prima cima Coppi di questo tour: è il Passo del Ballino, che con i suoi 790 metri di altitudine vi introduce all'altopiano di Fiavè, dedicato prevalentemente alla coltura del mais, con il quale si produce una rinomata farina da polenta. Dal passo del Ballino si scende fino al paese di Fiavè dove avete la possibilità di affrontare la seconda variante del vostro viaggio: quella che vi porta nelle Giudicarie inferiori e al castello di Stenico.

Se invece volte seguire il percorso "principale", giunti a Fiavè cercate di resistere alle sirene della discesa che vi scapicolla a Ponte Arche (lo sapete quanto sono divertenti le discese in reclinata? No? Che peccato...) e girate a sinistra verso Passo Duron, altra ascesa di poco più di 300 mt di dislivello in 6 chilometri circa, che vi porta dal clima ancora quasi mediterraneo dell'altopiano di Fiavè a quello molto più alpino del Bleggio, al di là del passo.

SECONDA VARIANTE:
STENICO

Se avete a cuore le mete storico culturali, potreste fare un pensierino al paese di Stenico, sede dell'omonimo ormai millenario castello. Simbolo del potere temporale della chiesa nelle giudicarie per quasi otto secoli, dal 1024 al 1801, è dal 1975 di proprietà della Provincia Autonoma di Trento che lo ha ristrutturato e aperto al pubblico sotto la gestione del museo del castello del Buonconsiglio di Trento.

Stenico: il castello

Per raggiungere l'abitato, giunti a Fiavè provenienti dal passo del Ballino, invece di svoltare a sinistra verso passo Duron, proseguite la discesa fino ad arrivare a Ponte Arche, rinomata località termale. Da qui comincia una dura ma breve salita che in poco più di 3 chilometri vi porta a Stenico. Per ricongiungersi al percorso principale è consigliabile rimanere sulla sinistra orografica del Sarca, sulla strada che vi farà attraversare gli abitati di Ragoli e Preore, molto sinuosa e in leggera discesa. Appena usciti da Stenico consigliamo una sosta alla cascata del Rio Bianco


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La Val Rendena

Scendendo dal passo del Duron, anche qui godendovi la posizione, speriamo reclinata che, se associata a una buona sospensione posteriore e magari a un manubrio sottosella, vi dà la sensazione di scivolare adagiati su una sorta di tappeto volante, arrivate a fondo valle all'incrocio con la strada statale 237 delle Giudicarie. Qui svoltate a destra, in direzione Trento e Ponte Arche e percorsi circa 500 mt girate a sinistra per portarvi sulla sinistra orografica del Sarca, arrivando all'abitato di Preore. Giunti alla rotonda prima del centro del paese, svoltate a sinistra prendendo la strada che arriva alla rotonda quasi parallela alla vostra. Risalite quindi il Sarca su strada carrabile fino ad arrivare in vista dell'abitato di Villa Rendena, verso il quale vi dirigete abbandonando la strada sulla quale vi trovate per attraversare di nuovo il Sarca. Subito al di là del torrente trovate l'imbocco della ciclabile della Val Rendena che in circa 18 chilometri vi porterà fino a Carisolo. Da segnalare in questa zona l'abitato di Tione, dove si possono trovare parecchi servizi non disponibili in paesi più piccoli.

Entrando in Val Rendena l'ambiente diventa decisamente più alpino: le strette valli che scendono dai ghiacciai del gruppo dell'Adamello contribuiscono a rendere il clima decisamente più fresco di quello che avete trovato fino ad ora. Tra queste segnaliamo la Val di Genova, con lo sbocco proprio nei pressi del termine della ciclabile, che vale la pena esplorare almeno nel suo tratto più basso fino alle Cascate di Nardis. Per raggiungerle, terminata la ciclabile, seguite le indicazioni per S. Antonio di Mavignola e Madonna di Campiglio fino a sbucare sulla statale 239 della val Rendena. Qui arriva anche la strada proveniente dalla Val Genova che in 4 chilometri circa vi porta a queste spettacolari cascate.

Lungo il tragitto anche la chiesetta di Santo Stefano, molto apprezzata per gli affreschi ad opera di Simone Baschenis (XVI secolo), tra i quali una danza macabra che ha ispirato Angelo Branduardi nel suo "Ballo in Fa Diesis Minore".
La chiesetta di Santo Stefano
La chiesa si trova, opportunamente indicata, poco al di sotto della strada della val di Genova, a poco più di un chilometro dall'incrocio con la Statale 239, su di uno sperone di roccia che domina l'abitato di Pinzolo. Se volete visitarne l'interno, attenzione agli orari di apertura che sono un po' limitati (vedi segnaposto sulla mappa).

Anche qui la presenza di un campeggio proprio nei pressi della fine della ciclabile, poco prima di un ponte posto ad attraversamento del Sarca di Genova potrebbe essere un invito a un pernottamento.

Per proseguire verso Passo Campo Carlo Magno dalla val Genova tornate sulla statale 239, nei pressi del Municipio di Carisolo. Invece di svoltare a sinistra verso Madonna di Campiglio imboccate la statale a ritroso per un breve tratto , fino a superare il ponte sul Sarca di Campiglio poco distante dal Municipio medesimo.
Il gruppo delle dolomiti di Brenta
Superato il primo edificio alla vostra sinistra, girateci intorno per ritrovarvi sulla vecchia stradina di fondovalle utilizzata una volta per i collegamenti intercomunali: ora è una strada a traffico limitato riservata ai residenti che vi porterà fino a S. Antonio di Mavignola in meno di 5 km e 350 mt di dislivello su un asfalto che probabilmente non è proprio scorrevole.

A S. Antonio trovate il primo tratto di strada con un traffico relativamente intenso, che vi disturberà fino a Madonna di Campiglio (poco meno di 6 km). Per chi avesse voglia di fare un po' l'esploratore, c'è una strada sterrata alternativa alla statale che da Sant'Antonio porta a Madonna di Campiglio. Ma io non la ho mai percorsa e non sono sicuro sia transitabile con delle bici da turismo. Può darsi che sia adatta solo a mountain bikes.

Sulla strada da S. Antonio a Campiglio si cominciano a scorgere le cime del gruppo del Brenta, che nella bassa val Rendena risultano nascoste dalle cime più basse e più a ridosso del fondo valle. Giunti a Madonna di Campiglio, se siete allergici ai posti affollati andatevene in fretta. Io non posso fare a meno di ricordare con un sorriso la scena di due bambinetti con una mamma che mi videro sopraggiungere nella piazza principale con i piedi per aria... la foto che inserisco qui sotto si commenta da sola...
Quando i bambini fanno ohh... gli adulti non sanno dove girarsi?


Lasciata Madonna di Campiglio, arrivate in 3 chilometri circa a Passo Campo Carlo Magno, porta per la Val di Sole e altra cima Coppi (1702 metri di altitudine) al termine di una salita piuttosto impegnativa, lungo la quale mi capitò di essere fotografato a più riprese da un automobilista francese entusiasta del mio modo di pedalare, con il quale una volta arrivato al passo ebbi uno scambio di battute tra sordomuti, visto il livello di conoscenza reciproca della lingua dell'interlocutore... altro che "e i francesi che si incazzano, che le palle ancora gli girano...". Da qui fino a Dimaro ci sono 15 chilometri di deliziosa discesa che in reclinata quasi non richiede di toccare i freni.

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La val di Sole e l'alta Val di Non

A Dimaro si incrocia, oltre alla ciclabile della val di Sole, anche la cosiddetta "vacca nonesa", cioè la ferrovia Trento-Malè (da qualche anno prolungata fino a Marilleva), che costeggerete fino al ponte di Mostizzolo, confine tra le valli di Non e di Sole, mezzo di trasporto che vi può eventualmente riportare al punto di partenza. Segnalo qui anche la presenza di un altro campeggio, posto qualche centinaio di metri a est dell'incrocio con la statale 42 del Tonale. Arrivando da passo Campo Carlo Magno rallentate in vista del paese se non volete rischiare di perdere le indicazioni per la ciclabile (frecce sulla destra) che si trova al di là del torrente Noce e lo costeggia quasi costantemente. Questo tratto del torrente si presta molto bene al rafting, per cui è facile osservare questi gommoni circolari carichi di turisti che scendono veloci tra rocce e mulinelli. Non ho pensato a chiedere se sono disponibili a caricare anche le biciclette...

Il canyon del Rio Sass
Dopo 15 chilometri di dolci saliscendi tra prati e abetaie che accompagnano la discesa del corso d'acqua e del vostro mezzo, la ciclabile termina presso il ponte di Mostizzolo, che dovete attraversare per dirigervi verso l'alta valle di Non, riprendendo a salire abbastanza amabilmente fino al paese di Rumo (poco più di 400 mt di dislivello in 10 km). Passato questo paese, la strada si dirige più o meno in pianura fino a Lauregno, nella val di Non tedesca: si tratta di una parte di territorio orograficamente in provincia di Trento, ma amministrativamente accorpato alla provincia di Bolzano vista la presenza di alcuni insediamenti di popolazioni di lingua tedesca.
Il lago Smeraldo
Per chi non è abituato alle differenze tra le due provincie, qui nel giro di qualche centinaio di metri un occhio un po' allenato ne può cogliere qualcuna: tra queste la presenza, nel territorio bolzanino, di pascoli a quote alle quali in provincia di Trento si trovano solo boschi. Questo rende la montagna una risorsa che può dar da vivere a molti, oltre a renderla più attraente per il turista, laddove in provincia di Trento rappresenta spesso solo un costo di gestione legato alla necessità della manutenzione di boschi, sentieri e strade forestali da parte dell'Amministrazione Pubblica.

Da Lauregno o, meglio, Laurein la stada si impenna bruscamente per portarvi ai 1396 mt del Brezner Joch in meno di 5 chilometri. Da qui siete di nuovo nell'alta val di Non italiana e dopo una breve discesa vi ritrovate nuovamente a salire, per i primi due chilometri fino a Fondo in maniera abbastanza decisa, poi in modo molto più dolce fino a Passo delle Palade, attraversando prima i più alti e famosi meleti d'Italia e poi di nuovo prati e abetaie.

A Fondo segnalo la presenza della forra del Rio Sass, visitabile con accompagnatore, e il lago Smeraldo, situato in una valletta sulla destra della salita verso passo delle Palade, appena usciti dal paese. In direzione opposta, a circa 3 chilometri dal capoluogo dell'alta val di Non, nel paese di Sarnonico, potete trovare un camping.

Fine prima parte. Prossima tappa: Il nord - da Merano a Dobbiaco.

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