Primi del 900:
Challand recumbent

UNA STORIA RECLINATA

I primi progetti di biciclette a postura reclinata risalgono alla metà del diciannovesimo secolo. Un paio furono brevettati attorno al 1900, ma questi primi tentativi non ebbero successo.
Il predecessore della prima reclinata di successo non fu una bicicletta, ma un'automobile a pedali a quattro ruote, chiamata Velocar (o Vélo couché). Fu realizzata nel primi anni '30 dall'inventore francese Charles Mochet, che precedentemente costruiva automobili molto leggere. A causa della brutta situazione economica della Francia subito dopo la Seconda guerra mondiale, le Velocar ebbero successo come alternativa economica alle auto a motore. Questo mezzo era veloce, ma non curvava bene alle alte velocità, così Mochet sperimentò dapprima un progetto a tre ruote, finalizzandolo poi in uno a due, una bicicletta.
Londra, anni 30:
a spasso in reclinata

Alla ricerca di un sistema per dimostrare la velocità della sua bicicletta reclinata, Mochet convinse il ciclista Francis Faure, che non era tra gli atleti più forti del periodo, a provare la sua Velocar a due ruote in gara. Faure ebbe successo, sconfiggendo molti dei più forti ciclisti europei dell'epoca sia in pista che su strada, e superò molti record mondiali sulle brevi distanze. Un altro ciclista, Paul Morand, vinse la Paris-Limoges nel 1933 su una delle reclinate di Mochet.
7 luglio 1933: Faure
si appresta a battere il record dell'ora
Il 7 luglio 1933 nel velodromo di Parigi, Faure si aggiudicò con la Velocar il record dell'ora con 45,055 km, superando quello ottenuto da Oscar Egg quasi vent'anni prima. A causa del prestigio di questo record, il risultato suscitò grande attenzione: meno di due mesi dopo, il 29 agosto 1933, Maurice Richard superò anch'egli il record di Egg con una bici convenzionale, ma con una distanza minore di Faure.
Durante la riunione dell'Union Cycliste Internationale (UCI) del febbraio 1934, i produttori di biciclette convenzionali fecero grandi pressioni affinché il record di Faure fosse invalidato. Come conseguenza, il primo aprile 1934, l'UCI pubblicò una nuova definizione di bicicletta da corsa, specificando quanto il movimento centrale potesse essere alto da terra, quanto potesse stare di fronte al sellino e quanto vicino potesse essere alla ruota anteriore: questa nuova definizione escludeva le biciclette reclinate dagli eventi dell'UCI e garantì che esse non potessero competere con quelle convenzionali, ed è tuttora valida.
Nord della Danimarca, 1983.
In viaggio da Middelburg verso la Norvegia.
È indubbio che questa decisione ebbe un tremendo impatto sullo sviluppo e la diffusione delle biciclette reclinate, che solo in seguito alla crisi petrolifera hanno attirato nuovamente l'interesse prima dei ricercatori universitari, poi anche di operatori commerciali, riconquistandosi fette di mercato prima nel mondo delle corse su pista e poi tra i randonneurs estremi. Da un po' di tempo sono disponibili anche modelli adatti alle corse su strada e ad un utilizzo quotidiano.


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