La Slyway Team.

SLYWAY

Febbraio 2009



Nata a Cremona nel 2005 ad opera di Stefano Bonazzoli, la Slyway si è da subito caratterizzata per la produzione di modelli a vocazione velocistica, con l'intento più o meno dichiarato di conquistarsi fette di mercato tra gli amanti delle biciclette da strada. Anche se la produzione è caratterizzata da numeri piuttosto limitati, la Slyway si concentra sulla progettazione e la commercializzazione dei modelli, delegando a terzi la produzione materiale delle parti e il loro assemblaggio. E' in gran parte da attribuire a questa ditta il merito dell'ancora embrionale uscita del mercato italiano delle bent dalla nicchia di "specialisti", spesso autocostruttori, che lo caratterizzava fino a pochi anni fa.

Le reclinate Slyway si distinguono per la quasi immutabile costanza delle geometrie, essendo le uniche due varianti significative la presenza dell'alternativa tra versione ASS e USS dello stesso modello e la produzione di un modello, la Felix, con ruote da 20".
Il materiale utilizzato per la costruzione di telai e sedile è l'alluminio. Per le forcelle viene utilizzato anche il carbonio. Notevole la leggerezza che questi modelli riescono a raggiungere senza l'utilizzo del carbonio, forcella a parte: l'Ultrateam Ultegra arriva a pesare 8.5 chili.

In sintesi la produzione Slyway offre tre modelli: Explorer, Team e Felix. I primi due sono a doppia ruota da 26", la Felix è una USS con due ruote da 20". Per Explorer e Team è disponibile la doppia versione ASS/USS. Un quarto modello, che è poi quello di punta della ditta cremonese, è l'Ultrateam, di fatto una Team con allestimento Ultegra.

Tutti i modelli utilizzano lo stesso telaio, con l'unica variante dei modelli USS. Il passo, molto compatto per delle reclinate, è di 110 cm. Altezza di seduta e movimento centrale variano in base alle ruote utilizzate.Tutti i modelli USS sono del tipo "indiretto": il manubrio cioè non è collegato direttamente alla forcella ma tramite un'asta in metallo parallela al tubo del telaio. I manubri ASS sono tutti del tipo "praying mantis", molto raccolti in avanti.

Explorer e Team, i due modelli a vocazione più turistica, montano freni a disco Avid BB5. Team e Ultrateam freni caliper diversi a seconda degli allestimenti, che di serie prevedono l'alternativa tra diversi gruppi: SRAM X.5 e X.7, Shimano Tiagra, 105 e Ultegra.
Il sedile Slyway prevede un'ampia possibilità di regolazioni di altezza e angolo
Team e Ultrateam montano cambi da 20 velocità, Felix ed Explorer da 18. Le ruote sono 650 o 650c per Team e Ultrateam, e delle più versatili 26" e 20" rispettivamente per Explorer e Felix. C'è da dire che comunque anche Slyway è disponibilissima a customizzare i singoli modelli in base alle esigenze del cliente.

Il sedile delle Slyway, dal design essenziale, è pensato in modo da poter garantire una estrema variabilità di angolo e di altezza di seduta. A garantire ciò la presenza di una griglia di 9 fori (3 in verticale e 3 in orizzontale, foto a destra) in corrispondenza dell'aggancio del sedile al telaio e di una fila di altri 9 fori in corrispondenza dell'aggancio al sostegno posteriore (foto a sinistra).
Per cambiare la posizione e l'inclinazione del sedile è sufficiente una chiave di Allen (brugola). Questa caratteristica rende le reclinate Slyway uniche tra le recumbent a vocazione sportiva: nessun altra casa offre una così ampia possibilità di scelta.
Forse questa soluzione è stata dettata dall'esigenza, tipica di una clientela ancora molto digiuna di esperienza, di offrire un prodotto che offrisse la possibilità di un apprendimento veloce e al contempo l'opportunità di utilizzare assetti di guida più "cattivi" per i corridori più esperti.

Tra gli optional offerti per le proprie reclinate, Slyway propone il Momec, un sistema di trasmissione integrato nel moivimento centrale che moltiplica per tre la frequenza della pedalata.
La Felix, equipaggiata con Momec
In questo modo è possibile sostituire la guarnitura con due o tre pignoni di dimensioni ridotte: un pignone 12 denti corrisponde a una corona da 36, uno da 24 a una corona da 72 denti. Per questo motivo questo dispositivo è consigliato soprattutto per reclinate con ruote piccole (20") consentendo uno sviluppo metrico addirittura superiore a biciclette con ruote da 26 o 28" equipaggiate con guarniture tradizionali. Ma risulta utile anche per avere una linea di catena più alta che non interferisca con la sterzata e quindi più rettilinea.
Un altro vantaggio del Momec sarebbe un'aumento dell'efficienza della pedalata del 10/15%, consentendo un ritardo nella sensazione di affaticamento.

Un altro optional offerto da Slyway, anche questo unico tra le reclinate concepite per la velocità, è il manubrio pieghevole: apprezzatissimo da chi lo adopera per la possibilità di accedere meglio al sedile e di migliorare la dinamica respiratoria nei momenti di maggior sforzo.

Tra le altre offerte Slyway ricordiamo i trike KMX e ICE e una linea di abbigliamento specifico per recumbent con tasche anteriori.

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ULTRATEAM,
LA CATTIVISSIMA

Quelle che seguono sono le impressioni di guida dopo quasi due anni di utilizzo di una Ultrateam Ultegra. Il modello appartiene alla prima serie Slyway, con un passo più lungo (120 cm) dell'attuale, con ruote Mavic Sirium, gruppo Ultegra a 20 v, guarnitura compatta 50-36 denti.
Si percepisce ancora prima di prenderlo in mano la vocazione corsaiola di questo attrezzo, con la sua shilouette magrissima e l'essenzialità degli allestimenti.

La Ultrateam prima edizione,
caratterizzata da un interasse di 120 cm.
Come la si afferra colpisce per il suo peso estremamente contenuto e per l'accessibilità del sedile, probabilmente unica tra le bent a vocazione sportiva: il piantone dello sterzo pieghevole (optional) consente di aprire molto lo spazio tra seduta e manubrio mentre si sale sulla bicicletta rendendo superflue le contorsioni necessarie su altri modelli.

Cominciando a pedalare si avverte subito l'efficienza della trasmissione conseguente alla rigidità del telaio completamente diritto e alla mancanza di sospensioni. Per chi arriva da esperienze con reclinate più tradizionali pensate per lunghi viaggi la differenza sotto questo aspetto è lampante.

Alle basse velocità la sterzata non è proprio liscia: al momento di curvare si sente una leggera resistenza ma la cosa, molto comune a reclinate con questo tipo di geometria, dipende molto anche dal tipo di copertura adottata. Sulla facilità della sterzata influisce molto l'angolo del manubrio: più si trova vicino alla verticale più si avverte questo problema.

Completamente assente, almeno per me che ho una statura considerevole (190 cm), l'altro problema tipico degli hi racer con doppia ruota da 26": quello del conflitto tra tallone e ruota anteriore. Con i nuovi telai probabilmente dovrebbe essere risolto anche per persone di statura molto più bassa.

In pianura è davvero un missile. Spesso il 50-12 si avverte come troppo corto. Per questo credo che per questo tipo di bicicletta sia più indicata l'adozione di una tripla vista la necessità, per chiunque non sia un professionista, di mantenere una corona piccola per le salite.

Su e giù per i passi dolomitici con una Ultrateam
In salita non ha davvero niente da invidiare alle bici da strada classiche. Ho partecipato a qualche gran fondo ottenendo risultati nella media e questo, considerando il fatto che a una bicicletta reclinata tocca inevitabilmente fare queste gare praticamente in solitaria (nei tratti pianeggianti non mi è mai capitato che qualcuno mi desse il cambio davanti al gruppo), è secondo me sintomo di una buona resa anche in salita. A questo scopo si rivela molto utile il manubrio pieghevole: come la pendenza si fa sentire si può allontanare da sè il piantone consentendo una maggiore apertura alla gabbia toracica, migliorando in questo modo gli scambi respiratori. Non appena si riprende velocità si richiama il manubrio a sè assumendo una posizione più aerodinamica. Altro indizio della resa in salita della Ultrateam è il video qui a fianco

In discesa ha una stabilità impressionante: arrivo nei tornanti senza frenare fino agli ultimissimi metri, dopodichè è come mettere giù l'ancora. Nelle normali curve mi accorgo di non aver assolutamente bisogno di frenare dove invece ai gobbetti tocca quasi fermarsi. Per quel che riguarda la stabilità in frenata devo dire che altri possessori di questa Slyway "prima Serie" lamentano una perdita di aderenza della ruota posteriore, probabilmente dovuta al passo lungo e al baricentro del ciclista troppo spostato in avanti. Questo è probabilmente il motivo per cui i telai attuali presentano un passo di 10 cm più corto. Per quanto mi riguarda non ho mai accusato questo problema (che comunque si può risolevere in tutto o in parte arretrando completamente il sedile) forse per la mia statura alta e l'angolo del sedile molto inclinato.

La silouette.
Un altro limite è sicuramente la gestione della catena: invece di adottare un sistema "ad incrocio", soluzione preferita da moltissimi hi racer, il tratto superiore e inferiore della catena corrono paralleli. Forse in conseguenza di questa scelta si ha una perdita di tensione durante le cambiate che fa oscillare lateralmente la catena che spesso tocca il telaio. La cosa comunque non mi sembra avere conseguenze sull'efficienza generale della trasmissione.

Il sedile invece è una vera chicca: grazie alle possibilità di regolazione praticamente infinite è possibile assumere posizioni più sdraiate quando si cerca la velocità e invece mettersi più "verticali" se si devono affrontare lunghi viaggi in tutta comodità. Da sottolineare che, per gli angoli di seduta più estremi è sicuramente necessario un poggiatesta (che per ora Slyway non produce). Questa caratteristica rende la Ultrateam unica nel panorama degli hi racer più corsaioli.L'imbottitura del sedile più leggera (100 gr) è davvero rigidissima e trasmette tantissimo le vibrazioni del fondo stradale. Quella più pesante (400 gr) invece ne assorbe una buona percentuale.

La Ultrateam, anche se pensata per la velocità, si presta volentieri quindi anche a viaggi da randonneur. Slyway non produce ancora un portapacchi, ma con due borse laterali da low racer, una top bag e una sacca cilindrica autocostruita che aggancio posteriormente al sedile appena sotto la top bag raggiungo una capienza di circa 60 lt, sufficienti per un minimo di bagaglio, tendina e sacco a pelo. La tenuta di strada e la comodità anche a pieno carico (che comunque non può superare i 100 kg, ciclista compreso) sono senz'altro superiori a quelle di qualsiasi bicicletta da turismo tradizionale, anche la meglio attrezzata. E questo senza aver bisogno di sospensioni che nelle classiche biciclette a postura eretta sono responsabili di notevoli perdite di efficienza nella trasmissione.

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SLYWAY: SPECIFICHE MODELLI
Modello Explorer Felix Team Ultrateam
GEOMETRIE
Passo 110 cm 110 cm 110 cm 110 cm
Altezza seduta 62 cm 50 cm 62 cm 62 cm
Altezza mov. centrale +/- 82 cm +/- 65 cm +/- 82 cm +/- 82 cm
Angolo seduta 25-40° 23-40° 25-40° 25-40°
Ruote 26" 20" 650 650c
Manubrio ASS/USS USS ASS/USS ASS
ALLESTIMENTI
Telaio Alu 7020 Alu 7020 Alu 7020 Alu 7020
Forcella Alu 7020 Alu 7020 Carbonio Carbonio
Trasmissione SRAM X.5 SRAM X.5 Shimano 105 Shimano Ultegra
Cambio 18 V 18 V 20 V 20 V
Guarnitura FSA Gossamer
53/39
FSA Gossamer
53/39
Shimano 105
52/39
Shimano Ultegra
SL 53/39
Pacco pignoni SRAM PG 950
9v 12-26
SRAM X.5
9v 12-26
Shimano 105
10v 12-25
Shimano Ultegra
10v 12-25
Freni Disco Avid BB5 Disco Avid BB5 Shimano 105 Shimano Ultegra
Set ruote Mavic Crossride Rigida American
Classic
American
Classic
Peso 8.5 kg
imb. sedile e pedali esclusi
Prezzo 2.198 € 2.348 € 3.069 € 3.328 €

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