In "Hello America", il romanzo di science fiction del recentemente scomparso J.G. Ballard (autore tra l'altro dell'autobiografico "L'impero del sole" trasposto sul grande schermo da Steven Spielberg), una missione di discendenti di profughi nordamericani - fuggiti in Europa per mettersi in salvo dalla catastrofe ecologica ed energetica che ha trasformato la loro terra di origine in un deserto e riportato il mondo intero a livelli tecnologici da XIX secolo - esplora l'ex "nuovo mondo" per scoprire cosa vi si nasconde. Nel loro attraversamento coast to coast di quelli che furono gli USA incontrano le vestigia della civiltà scomparsa. Ma invece delle Chrisler e delle Chevy delle quali hanno letto e sentito parlare dai loro nonni, si imbattono nei resti di mezzi di trasporto piccolissimi e frugalissimi, studiati dalla morente industria dell'auto dell'inizio del XXI secolo per massimizzare il risparmio sui consumi di combustibili fossili e ritardare il più possibile la fine (insomma, Ballard nel 1980 aveva previsto il connubio Chrysler-Fiat). Il lieto fine del romanzo è però garantito da alianti mossi dall'energia solare con i quali i nostri eroi sfuggono agli effetti devastanti di un'esplosione nucleare.
Beh, il 25 e il 26 aprile allo Spezi (Spezialradmesse, fiera di biciclette speciali) di Germersheim, nel sud della Germania, è come se avessi toccato con mano quegli alianti che fino ad oggi erano rimasti in un limbo di cose immaginate e mai viste: forse è anche da questo mondo, per ora piccolo e povero di risorse economiche ma ricco di idee ed iniziative, che arriveranno delle soluzioni alla doppia crisi, ecologica ed energetica, che il nostro pianeta sta attraversando: non più promesse di velocità vertiginose e sempre in crescita, ma riscoperta della lentezza (ma siamo sicuri che andare a 40 all'ora sia andare piano?) e delle possibilità che il fisico umano può esprimere.
LA FIERA
Ma venendo al sodo, l'edizione 2009 di Spezi è stata, a detta di chi la frequenta abitualmente, una edizione in tono leggermente minore. Probabilmente la crisi della finanza globalizzata si fa sentire anche in questo ramo. Tra gli assenti di prestigio m5. Comunque gli espositori presenti erano più di 100 tra produttori di reclinate a due e tre ruote, velomobili, biciclette pieghevoli, handibikes, tandem, veicoli per trasporti pesanti e accessoristica. Insomma di tutto un po'. Una situazione per una volta ribaltata nella quale le mosche bianche erano le bici "normali". Nel video di fianco potete rendervi conto sommariamente dell'ambiente nel quale si svolge Spezi: una situazione molto "umana" dove anche le gare di trike organizzate dalla Hase non sono vissute con quella esasperazione tipica di ambienti più "professionali" e piegati alle regole della massimizzazione dell'audience; tutti gli espositori erano più che felici di far provare i propri modelli a chiunque lo richiedesse, talvolta perfino senza la garanzia del deposito di un documento di identità. Il circuito prove era fornitissimo con un numero enorme di modelli dalle geometrie le più disparate. Eccellente l'organizzazione che consegnava ad ognuno un cartellino con un numero per l'entrata e ogni 20 minuti garantiva il ricambio completo degli appassionati che si trovavano in pista. Ma al di là del circuito, i modelli si potevano provare anche presso gli stand degli espositori per farsi un giretto per il paese.
Ma sarei più sincero se dicessi "provati per me": avevo voglia di valutare qualche reclinata adatta a lunghi viaggi su ogni tipo di fondo stradale e di terreno per compilare una mia personale classifica di desideri più o meno irrealizzabili, così mi sono diretto verso lo stand della Azub, che si propone come ditta produttrice di bent "da battaglia" dove ho potuto provare due modelli: la Max e la Ibex. Sul circuito dedicato alle prove ho invece avuto occasione di compiere alcuni giri sulla Hp Velotechnik Streetmachine, mentre allo stand della Flevobike ho avuto la fortuna di provare la Greenmachine. Quanto segue sono le impressioni che si possono ricavare da una pedalata di pochi minuti:
Azub Max
Azub Max e Ibex: entrambe le biciclette adottano uno sterzo USS di tipo indiretto, doppia ruota da 26", cambio a 27 velocità, doppia sospensione anteriore e posteriore. Il primo impatto, per me che non ho mai provato un modello USS, non è piacevole: la sterzata non è precisissima e in fondo a una discesa di qualche metro devo inchiodare per non piombare in mezzo a un gruppo di adolescenti. Dopo qualche minuto di allenamento però ci si accorge che l'angolo di sterzata è incredibilmente stretto: questo facilita enormemente la manovrabilità in spazi stretti. Insomma le due caratteristiche principali, in positivo e in negativo, dello sterzo indiretto.
Sia con la Max che con la Ibex cerco di stare il più possibile fuori dalle strade asfaltate: Germersheim è piena di piccoli boschetti che separano gli isolati dove mi sbizzarrisco alla ricerca di buche e radici sporgenti.
STERZO DIRETTO E INDIRETTO
Lo sterzo USS diretto, a parte la differente posizione del ciclista, è in tutto e per tutto uguale allo sterzo ASS: il manubrio si infila direttamente sulla forcella, per cui a un angolo x di sterzata della ruota corrisponde lo stesso angolo x di sterzata del manubrio e viceversa.
Nello sterzo USS indiretto invece il collegamento tra manubrio e forcella è garantito da un albero di trasmissione montato di solito su uno dei sue lati (cerchiato in rosso nella foto sopra). In questo caso quindi l'angolo di sterzata di forcella e manubrio non è necessariamente uguale, ma dipendente dal rapporto tra le misure delle distanze dell'albero dai rispettivi centri di rotazione.
Questo comporta una alterazione della sensibilità nello sterzo, che richiede un periodo di adattamento del ciclista. D'altra parte lo sterzo indiretto consente di ridurre ai minimi termini il raggio di sterzata, rendendo la bici molto maneggevole in spazi angusti e terreni molto sconnessi. Nell'immagine a sinistra si può capire come l'albero di trasmissione viene montato sul manubrio della Azub Max.
Effettivamente sia la Max che la più economica Ibex procedono su questi fondi piuttosto accidentati con una agilità e una facilità di guida sorprendenti: le sospensioni fanno molto bene il loro lavoro. L'altra faccia della medaglia è però rappresentata da un effetto "pogo" piuttosto accentuato, nelle brevi salite che riesco a percorrere, partendo da fermo per costringermi a spingere piuttosto forte sui pedali, si sente che la bici si piega e si ridistende ad ogni giro di pedivella: non so se questo è dovuto alla geometria del telaio o alla sospensione regolata su un registro molto morbido per assorbire meglio le asperità.
I comandi di cambi e freni hanno un che di supermercato che forse su questo genere di biciclette, destinate ad un uso piuttosto pesante ed intensivo, sarebbe meglio non montare; il cambio della Ibex non è precisissimo.
Hp Velotechnik Streetmachine: ho potuto utilizzarla solo sul circuito, per cui forse le mie sensazioni sono limitate dal fatto di non averla sperimentata su terreni accidentati, a parte un fazzoletto di asfalto mangiato e sostituito da sabbia. La Streetmachine da me montata era anch'essa fornita di doppia sospensione, ruote 26/20, sterzo USS diretto.
La prima cosa che si nota è la comodità incredibile anche per gli standard delle reclinate: probabilmente l'enfasi che sul loro sito viene posta sullo studio della postura ha un suo fondamento. La bici, anche se biammortizzata, si comporta sotto accelerazione come se fosse rigida: alla partenza ha uno scatto da vera racer anche se passa sopra l'unica buca del percorso senza farmi sentire il minimo sobbalzo.
Lo sterzo è di una precisione e sensibilità incomparabile rispetto alla Azub, anche se il raggio di sterzata è molto più ampio.
Streetmachine
Una bici con propensione molto più velocistica delle Azub, ma che probabilmente non disdegna terreni malconci, anche se vulgata vuole che le ruote da 20" non siano molto adatte a questo scopo. La sensazione è poi che la geometria 26/20 sia quella che meglio si adatta ad un utilizzo urbano, garantendo facilità nell'appoggio del piede a terra e riduzione o annullamento del conflitto tra ruota anteriore e tallone che si verifica nelle curve strette con i modelli 26/26.
Flevobike Greenmachine: allo stand della ditta olandese trovo una cliente diventata collaboratrice in occasione dell'esposizione che mi mostra entusiasta le caratteristiche di quella che molti definiscono la Rolls Royce delle reclinate. Carenatura completa della trasmissione, cambio Rolhoff e freni a disco Avid di serie sono il biglietto da visita di questo attrezzo con ruote 20/20 e manubrio ASS. Il modello da me provato montava anche una sospensione anteriore e ruote con razze in magnesio al posto delle normali ruote a raggi. Si tratta di una bicicletta che il produttore sostiene essere completamente libera dal bisogno di manutenzione, eccezion fatta naturalmente per la sostituzione periodica di coperture e pastiglie dei freni.
Greenmachine
Anche con la Flevobike mi avventuro per i boschetti di Germhersheim. Sugli sterrati si comporta più che bene anche se non con la stessa disinvoltura delle Azub, ma anche in questo caso il pregiudizio che avevo sulle ruote da 20" su terreni sconnessi viene ampiamente smentito. Il Rolhoff fa un po' di rumore su alcuni rapporti, ma è risaputo che è un difetto da nuovo che con l'uso si risolve. L'effetto "pogo" è davvero minimo, e forse dovuto all'utilizzo del particolare sedile traspirante in tela (ma sarà traspirante davvero? bisognerebbe starci su una bella oretta... magari tornato in Italia vado da quel tizio di Saronno che le importa e vedo se riesco a farci un bel giro...) più che alla geometria del telaio. Anche qui la comodità sorprende, soprattutto in considerazione del materiale di cui è composto il sedile: le maglie del tessuto, tiratissime come quelle di una racchetta da tennis, danno un sostegno che non ti aspetteresti. La gestione del cambio con il Rolhoff è davvero "spensierata": avere 14 rapporti in linea non sovrapposti rende anche le cambiate più ardite e improvvise una sciocchezza. Le partenze, anche se più tranquille di quelle della Streetmachine sono comunque piuttosto decise. Insomma mi ha dato l'idea di una macchina davvero versatile.
Tadpole trike "Tripod"
Non capisco granchè di trikes, ma mi ha colpito questo tadpole con seduta oscillante, che servirebbe a garantire una maggiore stabilità in curva. Questa che a Spezi eniva presentata come un punto di forza di questi veicoli, è una caratteristica che i trike a delta della italiana Trevi Bike presentano già da molti anni. Qui potete vedere il titolare di Trevi Bike, Tiberio Trevisan, provare il suo Sirio.
Challenge Fujin SL
Un missile. Mi ci sono seduto sopra, ho guardato i pedali ed è partita. Si solleva tranquillamente con una mano. Scheda tecnica.